domenica 21 ottobre 2012

"La frontiera scomparsa"...COME LA VOGLIA DI LEGGERE!

Poteva essere, ma NON E'!...DECISAMENTE..

Che dire?
Poteva essere un amore, una fortunata scelta o anche solo una piacevole scoperta..invece è un SBRIGARSI PER LIQUIDARLO!

SEPULVEDA stilisticamente mi piace..per il resto non lo capisco proprio!

Ha l'impronta di quegli scrittori o poeti politicamente impegnati e impregnati che sommergono e affondano il lettore in quelle tristi storie comuniste in cui puoi persino sentire i morsi della fame di libertà di compagni che perdono la felicità, il benessere e la vita. Un ideale che ricopre ogni cosa, un ideale che i personaggi respirano dall'infanzia ed invece di vivere passano il tempo a complicarsi la vita. Si contendono miserie per diventare eroi senza fama nè gloria, dimenticati a causa della paura imperante di quegli anni, di quei posti, di quei pensieri. Rotolano nell'infelicità, nell'insoddisfazione e nella fame di così tante cose che persino i sentimenti hanno il buco allo stomaco e i discorsi hanno fame di tutte quelle parole in più che solo chi ha la pancia piena riesce a dire. A tratti anche il paesaggio perde quella bellezza aspra e selvaggia, divenendo gelido e divorato dal vento.

Sarò sicuramente priva di ambizioni e buona solo a leggere romanzi d'amore, ma continuo a pensare che argomenti meno malinconici, nazional-popolari ed eroicamente comunisti mi conquisterebbero di più.

Mi intriga il suo stile schietto, tagliente e fresco (potrei direi anche glaciale), nel trattare situazioni tragiche e toccanti..è come se quell'ideologia abbia rapinato sogni, serenità e persino dal vocabolario le parole più dolci o quantomeno felici. Ci son passaggi toccanti in cui la disperazione regna sovrana a pensarci bene, ma la scelte di certe parole piuttosto che altre ha come risultato che il tutto sia scarnamente freddo, con parole misurate, contate.
Sembra di leggere attraverso un filtro per cui è impossibile arrivare a sentire il calore...e quel che è più triste è che sembra che lo stesso filtro ci sia tra anima e penna dell'autore per cui sia lui che i personaggi son lontani..

La frontiera è scomparsa, così come il calore di corpi ed emozioni, la felicità poi sembra non esser mai approdata in quelle terre...  c'è uno sprazzo di speranza e di serenità solo gli ultimi 3 capitoli... dove la storia diventa più scorrevole e positiva.

Ho letto tutto con molto impegno, per entrare in meccanismi e personaggi con cui non ho nulla in comune... la voglia di leggere aveva un battito sempre più debole, amo la lettura che mi porta in posti lontani, ma non da nessuna parte! Ho tirarto avanti per concludere 63 pag che mi  son sembrate 63000, ed ad esclusione dell'ultima parte che ha risollevato le sorti del libro, posso dire che di certo non è il mio scrittore preferito!


frasi carine di questa lettura:


"Un tempo era cosi facile andare nel paese della felicità. Non era su nessuna cartina, ma sapevamo tutti come arrivarci."
"Allora lo sguardo del vecchio trapasso la mia pelle, percorse ciascuna delle mie ossa, usci sulla porta, per strada, sali e scese le colline, rivide ogni albero, ogni goccia d'olio, ogni ombra di vino, ogni traccia cancellata, ogni serenata cantata, ogni toro sacrificato all'ora fatidica, ogni tramonto, ogni tricorno che si era piantato insolente davanti all'eredita, ogni notizia venuta da cosi lontano, ogni lettera che aveva smesso di arrivare perche la vita e fatta cosi, cazzo, ogni silenzio che pian piano si era prolungato fino a rendere certa l'assoluta lontananza."

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